Raccolta fondi per ETS: regole, aspetti fiscali e rendicontazione spiegati in modo semplice

Raccolta fondi ETS

La raccolta fondi è una delle attività più importanti per un ETS (Ente del Terzo Settore): serve a sostenere progetti, servizi e attività di interesse generale.

Ma c’è un punto spesso sottovalutato: la raccolta fondi non è solo “chiedere donazioni”. È anche un tema di fiducia e di corretta gestione.

Le Linee guida ufficiali sulla raccolta fondi (Gazzetta Ufficiale) nascono proprio per questo: aiutare gli ETS a orientarsi e migliorare il rapporto di fiducia tra cittadini e enti.

In questo articolo troverai una spiegazione semplice e pratica, che passa per i 6 punti fondamentali:

  1. cos’è la raccolta fondi;

  2. principi da rispettare;

  3. differenza tra eventi occasionali e continuativi;

  4. aspetti fiscali;

  5. rendicontazione;

  6. bilancio e deposito nel RUNTS.

Inoltre, ti ho preparato una checklist operativa e i modelli ministeriali, per aiutarti a gestire correttamente la tua raccolta fondi, che potrai scaricare gratuitamente a fine articolo.

Che cos’è la raccolta fondi per un ETS

Secondo il Codice del Terzo Settore, per “raccolta fondi” si intende l’insieme delle attività e iniziative che un ETS fa per finanziare le proprie attività di interesse generale, anche chiedendo lasciti, donazioni e contributi “non corrispettivi” (che non prevedono un pagamento per un servizio).

La raccolta fondi può:

  • essere occasionale o continuativa: un ETS può fare raccolta fondi anche in modo organizzato e continuativo, non solo “una tantum”.

  • includere beni/servizi di modico valore (gadget, piccoli prodotti solidali, panettoni, fiori, ecc.) offerti ai sostenitori.

Una cosa importante da ricordare: la raccolta fondi deve servire a sostenere le attività di interesse generale (attività principali) e non dovrebbe essere utilizzate principalmente per finanziare le attività diverse (attività secondarie).

I principi da rispettare

La raccolta fondi va fatta nel rispetto dei principi di verità, trasparenza e correttezza verso sostenitori e pubblico. Se fatta secondo questi principi, rafforza la reputazione dell’ente e la fiducia dei sostenitori.

Ma cosa significa questo nella pratica?

  1. Dobbiamo dire in modo chiaro per cosa stiamo raccogliendo i fondi ed evitare messaggi “furbi” o ambigui (verità).

  2. Spiegare come verranno usati i fondi, se per un progetto specifico o attività dell’ente, e rendere facile trovare informazioni su risultati, ad esempio con una pagina dedicata sul sito (trasparenza).

  3. Non spingere il donatore con pressioni eccessive o pubblicità ingannevole (correttezza).

Differenza tra eventi occasionali e continuativi

La raccolta fondi si può fare sia con eventi “occasionali” sia con attività a carattere “continuativo”.

La differenza non è solo nel nome, ma riguarda soprattutto come la raccolta fondi viene gestita e rendicontata.

Se l’evento inizia e finisce in un breve periodo (giornata o pochi giorni) spesso collegato a delle ricorrenze (es. Pasqua e Natale) o campagne di sensibilizzazione lo possiamo considerare occasionale.

Esempi tipici sono:

  • mercatini di Natale o banchetti solidali,

  • gazebo in piazza,

  • raccolta fondi con piccoli beni di “modico valore” (es. gadget, fiori, panettoni)

Se invece l’evento è strutturato e ripetuto durante l’anno (non è una tantum) o per lunghi periodi, è da considerare attività continuativa.

Esempi tipici sono:

  • pagina sempre attiva sul sito “Dona ora”,

  • donazioni ricorrenti (mensili),

  • campagne online sempre attive,

  • partnership continuative con aziende,

  • iniziative ripetute frequentemente durante l’anno

Aspetti fiscali (spiegati semplice)

Qui occorre essere precisi: gli aspetti fiscali dipendono molto da come è fatta la raccolta fondi e da come è qualificato l’ente. In particolare, se è “non commerciale”.

Per “non commerciale” si intende che l’ente non svolge attività commerciali o che le svolge in via marginale (dalle quali non proviene la maggior parte delle risorse economiche dell’ente).

A partire dal 2026, per gli enti “non commerciali” che non rientrano nel Terzo Settore (es. associazioni culturali), i proventi derivanti dalla raccolta fondi occasionali non concorreranno alla formazione del reddito (art. 143, comma 3, lett. a del TUIR (Testo unico imposte sui redditi)). Inoltre, non sono soggetti a IVA, in quanto attività escluse dal campo di applicazione dell’IVA per gli enti non commerciali (art. 2, comma 2 del D.Lgs. 460/1997).

Mentre per gli enti del Terzo Settore “non commerciali” si applicheranno le norme analoghe contenute nel Codice del Terzo Settore (Titolo X) dove specifica che per le raccolte fondi occasionali restano non imponibili ai fini IRES (art. 79, comma 4, lett. a del D.Lgs. 117/2017) e esclusi dall’IVA (art. 89, comma 18 del D.Lgs. 117/2017).

Diverso è il caso delle raccolte fondi continuative o abituali, cioè quelle svolte in modo stabile e organizzato nel tempo (donazioni online sempre attive, donazioni ricorrenti, iniziative ripetute durante l’anno).

In questi casi non si applicano automaticamente le agevolazioni previste per le raccolte occasionali.

Questo perché il Fisco non guarda solo allo scopo solidale, ma anche a come la raccolta fondi è organizzata nella pratica.

In particolare, i proventi non vanno considerati da soli, ma insieme a tutte le altre entrate dell’ente. Inoltre, devono essere correttamente indicati nel bilancio.

Conta quindi capire se la raccolta fondi:

  • è stabile nel tempo,

  • prevede prezzi o importi “prefissati”,

  • genera entrate rilevanti,

  • e assomiglia a un’attività “di mercato”.

In questi casi, può essere considerata, dal punto di vista fiscale, un’attività commerciale, in base alle modalità concrete di svolgimento, anche se l’ente è non profit.

Per questo motivo, nelle raccolte fondi continuative è ancora più importante:

  • progettare bene l’iniziativa fin dall’inizio,

  • tenere una rendicontazione ordinata e coerente,

  • qualificare correttamente l’attività all’interno del bilancio.

Rendicontazione: cosa devi fare dopo una raccolta fondi (senza complicarti la vita)

Le Linee guida ministeriali chiariscono che, per le raccolte pubbliche di fondi (in particolare quelle occasionali), gli ETS non commerciali devono predisporre, in modo chiaro e trasparente, un rendiconto specifico accompagnato da una relazione illustrativa, con l’indicazione delle entrate e delle spese riferite a ciascuna iniziativa (celebrazione, ricorrenza o campagna).

Per questo esiste un vero e proprio modello ministeriale sia per il rendiconto sia per la relazione illustrativa della singola raccolta fondi occasionale.

Nel rendiconto devono essere indicate:

  • le entrate (liberalità monetarie, valore di mercato delle liberalità non monetarie, altri proventi);

  • le uscite (acquisto di beni e servizi, noleggi, promozione, lavoro dipendente o autonomo, rimborsi ai volontari, altri oneri);

  • il risultato finale della raccolta fondi.

Nella relazione illustrativa occorre descrivere l’iniziativa e indicare come sono state ricevute le elargizioni (contanti, conto corrente, altri strumenti).

Un aspetto a cui prestare particolare attenzione riguarda i costi: le spese per organizzare l’evento non dovrebbero essere superiori o troppo vicine ai ricavi, salvo casi eccezionali o imprevisti. Se ciò accade, è necessario spiegarne chiaramente i motivi nel rendiconto e nella relazione illustrativa.

È infine importante precisare che gli obblighi contabili cambiano a seconda che la raccolta fondi sia occasionale o continuativa:

  • nel caso di raccolta occasionale, è necessario predisporre rendiconto e relazione per ogni singola iniziativa;

  • nel caso di raccolta continuativa, i dati devono essere inseriti nelle voci di bilancio dedicate.

Bilancio e deposito nel RUNTS (per non sbagliare)

Il bilancio dell’ente deve essere depositato nel RUNTS entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio. In pratica, per gli enti che chiudono l’esercizio il 31 dicembre, la scadenza cade di norma entro la fine di giugno.

Vediamo cosa va depositato:

  • il bilancio dell’ente, redatto secondo le indicazioni del Terzo Settore, oppure il rendiconto per cassa, se applicabile;

  • se sono state svolte raccolte fondi occasionali, anche i rendiconti delle singole iniziative, con le relative relazioni illustrative.

Dal 10 giugno 2025, durante la procedura di deposito del bilancio sul portale RUNTS, viene richiesto anche il campo “Totale entrate”, nel quale va inserito:

  • il valore indicato nel modello B (rendiconto gestionale – per gli enti che redigono il bilancio per competenza), alla voce “Totale proventi e ricavi”;

  • oppure il valore indicato nel modello D (rendiconto per cassa – per gli enti che redigono il bilancio per cassa), alla voce “Totale entrate della gestione”.

È infine importante ricordare che, se il bilancio non viene depositato entro i termini o viene depositato in modo incompleto, l’ufficio del RUNTS può inviare una comunicazione formale per chiedere all’ente di mettersi in regola. In caso di mancata regolarizzazione, si può arrivare fino alla cancellazione dal RUNTS.

Conclusione

Una raccolta fondi non è solo “raccolta di soldi”, ma è soprattutto costruzione di fiducia con la comunità. Farla bene significa comunicare in modo chiaro, rispettare le regole e rendicontare con trasparenza.

È così che un ente rafforza la propria credibilità e dimostra, nei fatti, il valore del proprio impegno.

***

Come promesso, per aiutarti a gestire correttamente una raccolta fondi, ecco:

  • una checklist operativa con esempi pratici,

  • i modelli ministeriali ufficiali per la rendicontazione delle raccolte fondi.

 

 

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